C. Bukowski - “Pulp, una storia del XX secolo”
Non sono morta. Buon giorno e buon pomeriggio a tutti.
È la prima volta che leggo un libro di Bukowski e devo ammettere che la prima parola che mi viene in mente per descrivere il libro è: delirante.
I dialoghi di Pulp, una storia del XX secolo, sono fin dall'inizio sconnessi, e ci si mette un po’ ad entrare nell'ottica del protagonista. Nick Belane è un uomo sciatto, scurrile, alcolizzato, un uomo finito che però ha ancora la possibilità di respirare, e di certo non intende cambiare. Risulta quindi difficile empatizzare con un personaggio simile, anzi, si prova ribrezzo e pietà. Più della metà delle cose che gli accadono sembrano essere solamente suoi deliri, nonostante le persone intorno a lui sembrino “accettare” o comunque condividere il suo punto di vista, e ci si ritrova spesso a domandarsi se quello che si sta leggendo sia effettivamente, per quanto assurdo, il mondo in cui vive il nostro protagonista o se siano tutti episodi che accadono nella sua testa e che vengano riferiti al lettore esattamente così come li vive una persona che presenta questo tipo di problemi.
Insomma, sono lievemente scombussolata.





